Smaltimento dei rifiuti organici: è meglio gettarli, riciclarli o trasformarli in biogas e compost?

I rifiuti organici, spesso trascurati ma di vitale importanza per la sostenibilità ambientale, rappresentano una risorsa preziosa che merita maggiore attenzione. In  questo articolo, esploreremo le sfide e le soluzioni nella gestione dei rifiuti organici in Europa, negli Stati Uniti e in Australia, scrutando le strategie adottate da questi paesi per affrontare concretamente il tema.

Cosa sono i rifiuti organici?

La Commissione Europea definisce i rifiuti organici come rifiuti biodegradabili provenienti da giardini, ristoranti e famiglie, che costituiscono una parte significativa della nostra produzione di rifiuti. A livello globale, lo spreco alimentare rappresenta un terzo della produzione alimentare mondiale, con 931 milioni di tonnellate sprecate annualmente secondo l’ultimo rapporto del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), e genera circa l’8-10% delle emissioni globali di gas serra, oltre a comportare un costo economico stimato intorno ai 900 miliardi di dollari all’anno secondo la FAO.

Ma perché continuare a gettare via così tanto cibo quando potremmo trasformarlo in risorse preziose come il biogas, il biometano o il compost?

La gestione dei rifiuti organici in Europa

Un’analisi preliminare della situazione in Europa rivela che i paesi dell’Unione Europea producono annualmente tra 118 e 138 milioni di tonnellate di rifiuti organici, di cui meno di 40 milioni di tonnellate vengono effettivamente riciclate e trasformate in compost e digestato. Ma cosa succede al restante quantitativo di rifiuto organico? Molto probabilmente finisce nelle discariche, contribuendo alla produzione di metano attraverso il progressivo degrado dei rifiuti organici nel tempo.

Nonostante la Commissione Europea abbia sviluppato una direttiva sulle discariche che ciascun paese dell’UE è tenuto a implementare a livello locale, sorge spontanea la domanda su quanti di questi paesi stiano realmente operando in questa direzione. La Direttiva sulle discariche stabilisce una serie di obiettivi, ma quelli che catturano la nostra attenzione sono “il limite del 10% dei rifiuti solidi urbani smaltiti in discarica entro il 2035” (compresi i rifiuti organici) e “l’implementazione di sistemi di controllo della qualità e tracciabilità per i rifiuti solidi urbani smaltiti in discarica”. Tuttavia, questo è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto considerando che molti paesi europei stanno ancora lottando con la separazione dei rifiuti alla fonte, mentre lo smaltimento in discarica rimane spesso la soluzione più economica per la gestione dei rifiuti. Esamineremo quindi come i rifiuti organici, in particolare i rifiuti alimentari, vengono gestiti sia nell’UE che nei paesi al di fuori dell’UE, oltre che in altre regioni del mondo.

Gestione dei rifiuti solidi urbani e organici in Romania

All’inizio del 2024, la Romania è stata oggetto di un avvertimento da parte della Commissione Europea per non aver pienamente rispettato le direttive riguardanti le discariche e la gestione dei rifiuti, in particolare per quanto concerne la chiusura e la riabilitazione degli stessi.

Secondo gli ultimi rapporti, nel 2021 il tasso di riciclaggio dei rifiuti solidi urbani in Romania era del 11,3%, posizionando il paese tra gli ultimi nella classifica europea. Questo problema è attribuibile a diversi fattori, tra cui una legislazione poco chiara, infrastrutture di riciclaggio non completamente funzionali e una carenza di sistemi di controllo e tracciabilità. Queste sfide contribuiscono al fatto che una parte significativa dei rifiuti finisca nelle discariche. Le famiglie rumene, ad esempio, non sono obbligate per legge a separare i rifiuti alla fonte, sebbene ciò sia incoraggiato. Nonostante ci siano bidoni per il riciclo di imballaggi come carta, plastica e metalli all’esterno delle abitazioni, non esiste una raccolta separata per i rifiuti organici, ad eccezione di alcune città. Di conseguenza, i rifiuti vengono spesso miscelati, riducendo al minimo le possibilità di compostaggio o produzione di biogas e biometano.

Questa situazione non solo rappresenta un problema ambientale, ma ha anche un impatto finanziario significativo per la Romania. L’anno scorso, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha inflitto al paese sanzioni finanziarie per non aver chiuso le discariche non autorizzate, imponendo una multa di 1,5 milioni di euro e una penalità di 600 euro per ciascuna discarica e per ogni giorno di ritardo nel rispetto delle normative.

Tuttavia, ci sono segnali di miglioramento, poiché la Romania ha avviato l’implementazione di un sistema di riscossione del deposito per l’imballaggio primario monouso in vetro, plastica o metallo, che mira a diventare uno dei programmi più ampi e complessi in Europa.

I rifiuti organici nel Regno Unito, non più vincolato dalle direttive dell’UE

Nel 2018, nel Regno Unito sono stati prodotti circa 222,2 milioni di tonnellate di rifiuti, con l’Inghilterra che ha contribuito all’84% di questo totale. Nonostante il volume significativo di rifiuti generati, il tasso complessivo di riciclaggio si attesta intorno al 45%, un dato incoraggiante. Tuttavia, la questione del rifiuto organico, in particolare il rifiuto alimentare, rimane al centro dell’attenzione.

Secondo le statistiche del DEFRA, il Dipartimento dell’ambiente, dell’alimentazione e degli affari rurali, nel 2021 nel Regno Unito le discariche hanno smaltito 14 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, di cui 6,8 milioni di tonnellate, quindi quasi la metà, erano biodegradabili. Per contrastare questa situazione, entro il 2028 il DEFRA ha fissato l’obiettivo di “quasi eliminare” i rifiuti biodegradabili destinati alle discariche. Ma come si pensa di raggiungere questo obiettivo?

Guardiamo l’Inghilterra.

Lo scorso ottobre, il governo britannico ha annunciato che la maggior parte delle famiglie in Inghilterra avrà a disposizione la raccolta separata dei rifiuti alimentari entro marzo 2026. Questa iniziativa, parte del piano governativo “Simpler Recycling“, mira a ridurre la quantità di rifiuti organici destinati alle discariche standardizzando il riciclaggio in tutto il paese. I consigli locali inglesi dovranno fornire questo servizio (già metà di loro sembra raccogliere separatamente i rifiuti alimentari), e si dovranno pianificare, finanziare ed implementare le infrastrutture di raccolta dei rifiuti organici e il relativo riciclo. Si tratta di un compito impegnativo da completare entro un periodo di due anni, con costi sicuramente più alti rispetto allo smaltimento in discarica. Tuttavia, i vantaggi della corretta gestione dei rifiuti organici a lungo termine saranno senza eguali, contribuendo alla riduzione delle emissioni di gas serra e all’espansione del mercato dei fertilizzanti naturali.

La gestione e smaltimento dei rifiuti organici negli Stati Uniti

Nel tragitto attraverso l’oceano verso gli Stati Uniti, ci confrontiamo nuovamente con le sfide della raccolta e del trattamento dei rifiuti organici, soprattutto quelli di origine alimentare, trasformandoli in compost e biogas. Qui, l’EPA, Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti, nel 2019 ha stimato che siano stati generati 66 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari provenienti da vendita al dettaglio, servizi alimentari e residenziali. Di queste, il 60% è finito nelle discariche. A questo si aggiungono altri 40 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari provenienti dal settore della produzione e lavorazione di alimenti e bevande, di cui il 42,6% è stato gestito attraverso la digestione anaerobica.

Ciò che ci ha colpito nel contesto statunitense non sono solo i numeri, ma anche il processo delineato dall’EPA riguardante le fonti e le modalità di gestione dei rifiuti alimentari. Ciò che emerge è che il settore dei servizi alimentari contribuisce maggiormente al gettito di rifiuti alimentari alle discariche. Pertanto, se adeguatamente incentivato, questo settore potrebbe giocare un ruolo significativo nel migliorare i tassi di riciclaggio dei rifiuti organici.

Andiamo ancora più lontano, in Australia: come sono gestiti i rifiuti organici?

Con una popolazione di quasi 26 milioni di persone, l’Australia ha prodotto circa 48 milioni di tonnellate di rifiuti organici nel 2021-2022. Tra questi, 14,4 milioni di tonnellate comprendevano rifiuti alimentari, da giardino, legnosi e fanghi di depurazione. Gli australiani sono riusciti a recuperare 8,29 milioni di tonnellate attraverso processi di compostaggio, digestione anaerobica per la produzione di energia, cattura del gas di discarica o applicazione diretta al suolo.

Inoltre, il governo australiano ha pianificato di ridurre della metà i rifiuti organici destinati alle discariche entro il 2030. A tal fine, sta investendo nel Fondo per i Rifiuti Alimentari per Terreni Salutari, con l’obiettivo di aumentare il tasso di riciclaggio dei rifiuti organici, attualmente al 47%, all’80% entro il 2030. Questa iniziativa, se realizzata con successo, promette risultati significativi, tra cui un valore industriale aggiuntivo di 400 milioni di dollari per l’economia australiana, la creazione fino a 2.700 nuovi posti di lavoro nell’industria del riciclaggio e la prevenzione di oltre due milioni di tonnellate di emissioni di gas serra all’anno. Questi numeri evidenziano l’importanza di adottare un sistema di gestione dei rifiuti organici di alta qualità.

Quali sono i benefici derivanti dal recupero dei rifiuti organici

Un obiettivo cruciale per noi, le prossime generazioni e il pianeta è limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C sopra i livelli preindustriali, come definito dall’Accordo di Parigi del 2015. Ma in questo contesto, che vantaggi apporta realmente il recupero del rifiuto organico?

Anche se può sembrare ambizioso, una gestione più efficiente dei rifiuti, insieme all’adozione diffusa delle energie rinnovabili e ad altre iniziative industriali sostenibili, come la produzione di energia da rifiuti organici, avrebbe un impatto significativo sulla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Questo approccio non solo ci permetterebbe di perseguire un futuro più sostenibile, ma anche di risparmiare risorse economiche rispetto allo smaltimento tradizionale dei rifiuti in discarica.