Dal riciclo ancora sotto la media UE agli obiettivi del 2035: come la tecnologia Hyper DDS di Ecostar può aiutare il paese a ridurre la discarica e migliorare la qualità della raccolta differenziata

La gestione dei rifiuti solidi urbani (MSW – Municipal Solid Waste) rappresenta una sfida cruciale anche in Spagna, dove le pressioni normative europee, gli obblighi ambientali e la crescente domanda di sostenibilità stanno spingendo verso sistemi più efficienti. In questo articolo analizziamo quanti rifiuti solidi urbani vengono prodotti in Spagna, come vengono raccolti e trattati, quali sfide emergono e come tecnologie, come la HDDS (Hyper Dynamic Disc Screening) di Ecostar, possono fare la differenza.

Produzione e composizione dei rifiuti solidi urbani in Spagna

Nel 2022 in Spagna le imprese incaricate della gestione urbana hanno raccolto 23,0 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, con un aumento dello 0,8% rispetto al 2021. Di queste, circa 17,8 milioni di tonnellate erano rifiuti misti, mentre 5,2 milioni provenivano da raccolta differenziata.

Gestione dei rifiuti Spagna

Sul fronte della produzione pro capite, ogni abitante ha generato in media 482 kg/anno di rifiuti urbani, un valore che mostra una lieve flessione rispetto all’anno precedente.

Produzione pro capita RSU in Spagna

Nella raccolta separata, la composizione è abbastanza diversificata: carta e cartone registrano circa 31,3 kg per abitante/anno, la frazione animale e vegetale (organico) circa 30,7 kg/abitante/anno, il vetro circa 19,6 kg/abitante/anno. Altri flussi significativi nella raccolta differenziata comprendono “materiali misti e imballaggi” (mixed containers / mixed packaging) che costituiscono circa il 17,9% di quanto raccolto separatamente.

Nel contesto europeo, questi numeri mostrano che la Spagna è leggermente al di sotto di alcuni degli Stati membri più virtuosi. Per fare un paragone: nel 2022 la media UE del riciclo e del riuso dei rifiuti municipali si aggirava intorno al 49 % per la raccolta preparata al riuso o riciclo del totale dei rifiuti urbani municipali.

Paesi come Germania, Austria, Slovenia, Paesi Bassi, Belgio e Italia hanno superato o sono vicini al 50-60% di riciclo municipale, con la Germania che raggiunge cifre dell’ordine del 69% nel riciclo dei rifiuti urbani municipali.

In termini di produzione pro capite, mentre la Spagna registra circa 482 kg/abitante/anno, molti paesi UE si collocano in fasce simili o superiori, ma con differenze legate al grado di urbanizzazione, efficienza della raccolta differenziata, politiche locali, infrastrutture e sensibilità ambientale. Compliance con le direttive UE come la Waste Framework Directive e i target per il riciclo fissati al 55%  per i rifiuti municipali entro il 2025 spingono tutti i paesi membri a migliorare.

Sistema di raccolta dei rifiuti in Spagna

Quanto ai sistemi di raccolta, fino al 2024 le infrastrutture principali in tutta la Spagna includono contenitori per vetro, carta/cartone, imballaggi vari (plastica, metalli, packaging misto) e rifiuto indifferenziato. Ma una novità di grande rilievo — obbligatoria per legge — ha cambiato gli equilibri: dal 2024 tutti i comuni spagnoli con più di 5.000 abitanti hanno dovuto dotarsi di contenitori marroni per la frazione organica (scarti alimentari e vegetali). Questo obbligo è parte della legge nazionale 7/2022 sul trattamento dei rifiuti e del suolo contaminato, che recepisce le direttive UE e impone l’allargamento della raccolta differenziata anche ai biowaste, oli usati, indumenti vecchi e rifiuti ingombranti in date stabilite (alcuni già dal 2025).

È interessante osservare che, nella raccolta differenziata del 2022, circa il 28,9% del totale relativo era costituito da carta e cartone e un 28,4% dalla frazione animale e vegetale (organico), seguiti dal vetro con un 18,1% e dagli imballaggi vari (packaging misto) con un 17,9%. Questi quattro flussi da soli rappresentano il 93,3% del totale dei rifiuti municipali raccolti separatamente in Spagna. Nel tempo, tra il 2010 e il 2022, la raccolta degli imballaggi misti e dei contenitori ha segnato un incremento del 44,8 %, arrivando quasi a pareggiare il vetro come quota assoluta nella raccolta differenziata.

Tuttavia, il sistema non è privo di nodi critici: molte comunità ancora non dispongono dei contenitori marroni, la qualità dei flussi separati (cioè la presenza di impurità) è spesso bassa, e in alcune zone rurali o meno popolate la copertura del servizio è limitata. Alcune municipalità stanno già predisponendo piani di attuazione locale per adeguarsi entro le scadenze legali, soprattutto nelle provincie come Malaga, dove è stato segnalato che più di 28 comuni hanno dovuto attivare il contenitore organico entro luglio 2022 per adeguarsi alle normative regionali anticipate all’obbligo nazionale.

Complessivamente, pur con limiti evidenti, questa evoluzione indica che la Spagna sta progressivamente spostandosi da un modello basato su discarica e rifiuto residuale verso una gestione più selettiva e moderna. La sfida per i prossimi anni sarà migliorare la copertura della raccolta organica, innalzare la qualità dei flussi separati e ridurre la quantità inviata a impianti meccanici-biologici o direttamente in discarica, per allinearsi ai target UE più ambiziosi.

Trattamento attuale dei rifiuti solidi urbani in Spagna

Nel 2022 la Spagna ha presentato un quadro misto riguardo al riciclo e alla destinazione finale dei rifiuti municipali: la preparazione per il riuso e riciclo (cioè la parte di rifiuti che viene effettivamente recuperata come materia) si attesta intorno al 39 % del totale dei rifiuti urbani raccolti, un valore sensibilmente inferiore rispetto alla media europea che, sempre nel 2022, si colloca attorno al 49 % di riciclo dei rifiuti municipali.

Parallelamente, una quota significativa del flusso di rifiuti non trova ancora percorsi virtuosi: circa 46,8 % dei rifiuti urbani viene conferita in discarica, mentre una parte più modesta — pari a circa 10,3 % — è trattata tramite incenerimento / recupero energetico.

Trattamento RSU in Spagna

Questi numeri suggeriscono una situazione di “stallo intermedio”: non abbastanza riciclo da essere all’avanguardia, ma non una dipendenza esclusiva da discariche come in passato. In realtà, alcune stime più recenti e proiezioni indicano che la Spagna continua a collocare grandi volumi nei siti di smaltimento. Secondo analisi recenti, oltre il 47 % dei rifiuti municipali continua a finire in discarica — una percentuale ben superiore rispetto ad altri paesi UE con pratiche più mature.

Un confronto utile è con i paesi europei che già vantano tassi superiori al 60 % di riciclo: la Germania, l’Austria o la Slovenia, per citare alcuni esempi, sono quasi universalmente considerati “best practice”. In questi paesi il riciclo ed il recupero dei flussi urbani riescono a ridurre drasticamente la quantità che finisce in discarica, adottando sistemi integrati di raccolta, impianti efficienti e incentivi alle eccellenze locali.

Il conferimento in discarica ha un impatto climatico maggiore rispetto a un corretto recupero energetico, generando emissioni di gas serra che per tonnellata sono mediamente superiori rispetto alle alternative. Alcuni rapporti indicano che se si dovessero deviare 3 milioni di tonnellate di rifiuti dalla discarica al trattamento energetico, ciò genererebbe un “risparmio” di emissioni equivalente a diversi milioni di tonnellate di CO₂.

Infine, va notato che tra il 2018 e il 2022 la quota di rifiuti spagnoli destinati a discarica è diminuita sostenibilmente, con una riduzione media annuale di circa 0,83 punti percentuali l’anno. Tuttavia, mantenendo questo ritmo, la Spagna rischia di non agganciare in tempo i target UE (fissati a una quota massima del 10 % per i rifiuti municipali in discarica entro il 2035).

Le sfide della Spagna oggi e in futuro

Una delle criticità strutturali nella gestione dei rifiuti in Spagna è che la quota di rifiuti misti (cioè non separati alla fonte) è ancora molto elevata, rendendo più complesso ottenere flussi ad alta purezza per il riciclo e aumentando i costi operativi e di selezione. Per superare questo limite è necessario rafforzare la separazione già nelle abitazioni, nei condomini, nei punti di raccolta cittadini e lungo la filiera del rifiuto, con campagne di sensibilizzazione, incentivi e tecnologia appropriata.

Sul piano normativo, la Spagna ha fatto passi importanti negli ultimi anni: la Legge 7/2022 del 8 aprile su rifiuti e suoli contaminati, che mira a promuovere l’economia circolare, recepisce in maniera estensiva le direttive UE (tra cui la Waste Framework Directive 2018/851 e la direttiva sui plastici monouso 2019/904). Questo testo prevede obblighi di raccolta separata — a partire dal 2022 per i comuni con più di 5.000 abitanti — e l’introduzione di tasse ambientali mirate: una tassa sugli imballaggi in plastica non riutilizzabili e un’imposta sul conferimento in discarica e sull’incenerimento/co-incenerimento.

Un altro aspetto importante introdotto dalla legge è il rafforzamento dei meccanismi di responsabilità estesa del produttore (EPR): il legislatore spagnolo ha esteso i flussi che saranno soggetti a EPR — come tessuti, mobili, imballaggi plastici d’uso agricolo — con l’obbligo che i produttori finanzino o partecipino alla gestione finale dei propri prodotti.

A livello regionale e locale, le Comunità Autonome spagnole esercitano un ruolo attivo e diversificato: ad esempio, la Catalogna ha storicamente applicato una tassa di smaltimento/discarica (Waste Disposal Tax) che premia quei comuni che riducono lo smaltimento e aumentano la raccolta differenziata, restituendo parte degli introiti ai cittadini in base ai risultati ambientali.

Dal punto di vista dei regolamenti UE in vigore o in corso di attuazione, vanno considerati anche i nuovi obblighi sui materiali riciclabili e sull’etichettatura degli imballaggi: in Spagna, dal 1° gennaio 2025, è obbligatorio che tutti gli imballaggi presentino una etichetta che indica in quale contenitore vanno depositati (giallo, blu, marrone, verde). Inoltre, il Regolamento UE sui nuovi obblighi di riciclabilità degli imballaggi impone che, entro il 2030, tutti gli imballaggi siano progettati per essere riciclati.

Sul versante degli incentivi nazionali e finanziamenti UE, la Spagna ha previsto che gran parte dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) siano destinati alla promozione dell’economia circolare e dell’adeguamento delle infrastrutture per i rifiuti, con investimenti in impianti moderni, digitalizzazione dei sistemi di raccolta e incentivi per biowaste e impianti di trattamento avanzato compatibili con criteri ambientali UE.

In sintesi, la Spagna si trova in una fase di trasformazione normativa: le pressioni europee stanno imponendo limiti sempre più stringenti su cosa può essere considerato riciclato, obblighi di raccolta separata, responsabilità dei produttori e meccanismi fiscali per scoraggiare lo smaltimento in discarica. Chi opera nel settore degli impianti e della tecnologia – soprattutto nei settori della selezione, compostaggio, digestione anaerobica, recupero – si trova davanti a opportunità importanti, ma anche a sfide rigorose nel rispettare normative, assicurare purezza nei flussi e ottenere ritorni economici su investimenti spesso significativi.

Il ruolo della tecnologia HDDS per il trattamento dei rifiuti solidi urbani in Spagna

Nel trattamento dei rifiuti solidi urbani (RSU), il processo di vagliatura è un passaggio cruciale per garantire un riciclo efficiente e di qualità. È in questa fase che si separano la frazione organica (FORSU), destinata alla produzione di compost o biogas, e la frazione secca leggera, utilizzabile per la produzione di combustibile derivato da rifiuto (CDR). Una separazione accurata non solo migliora la qualità dei materiali recuperati, ma consente anche di ridurre drasticamente il ricorso alla discarica e di valorizzare i flussi secondo i requisiti europei di economia circolare.

Per rispondere a queste esigenze, Ecostar ha sviluppato Hyper DDS (Dynamic Disc Screening), una tecnologia brevettata progettata per affrontare una delle criticità più diffuse negli impianti: l’intasamento e l’attorcigliamento dei materiali filamentosi, come sacchetti di plastica, reggette e nastri, che spesso bloccano i vagli tradizionali. Grazie a un sistema innovativo di dischi dinamici con speciali alette anti-intasamento, Hyper DDS riduce i fermi macchina, le operazioni di manutenzione straordinaria e i costi operativi.

I vagli Ecostar offrono capacità di trattamento variabili da 10 a 100 tonnellate/ora, con possibilità di selezionare differenti sezioni di vagliatura (20, 30, 40, 50, 80 e 100 mm), adattandosi così sia agli impianti di grandi dimensioni che a contesti con spazi ridotti. La tecnologia è inoltre efficace anche con materiale bagnato senza compromettere le prestazioni.

Un ulteriore vantaggio per gli operatori è la flessibilità applicativa: i sistemi Ecostar sono disponibili sia in versione fissa che mobile, permettendo alle comunità autonome e agli impianti di dimensioni diverse di adottare soluzioni modulabili in base ai propri volumi e alle caratteristiche del rifiuto trattato.

In un paese come la Spagna, dove il tasso di riciclo dei rifiuti municipali (39%) è ancora sotto la media europea (~49%) e la discarica rappresenta il principale metodo di smaltimento, la tecnologia Hyper DDS può contribuire in modo significativo a migliorare la qualità della separazione e ad avvicinare il sistema nazionale agli obiettivi fissati dall’UE per il 2035: almeno il 65% di riciclo e meno del 10% di rifiuti in discarica.

Un supporto strategico in questo percorso è rappresentato da Cervisimag, distributore ufficiale Ecostar in Spagna, che garantisce consulenza, fornitura e assistenza tecnica sul territorio.

Conclusione

La Spagna si trova in un momento di transizione: da un lato, i dati mostrano progressi nella raccolta differenziata, nel riciclo e negli obiettivi di economia circolare; dall’altro, rimangono sfide significative legate alla qualità dei flussi separati, alla diffusione dell’organico separato, alla riduzione della dipendenza dalla discarica e al rispetto dei nuovi standard UE.

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